Mea culpa

Riprendo a scrivere dopo mesi di inattività e non so bene come ci si senta. Confusa e felice, io credo. Ho smesso di scrivere non perché non avessi nulla da dire. Forse, avevo troppo. È che avevo perso le parole giuste e gli occhi giusti. E non dovevo farmi questo. Dovevo combattere e, invece, ho ceduto, mi sono arresa e non penso possa essere una colpa. Devo delle scuse, forse, solo a me stessa.

Annunci

Avevo gli occhi più belli prima.

Giuro che non voglio essere incline a vittimismi inutili, però… Prima ero diversa. Ci mettevo più cuore nelle cose e avevo gli occhi più belli. Sì, credo di averli avuti più belli io gli occhi. Sorridevo di più, mi fidavo di più, amavo di più. Adesso, invece… Sono semplicemente più consapevole di me. E so che le favole esistono, ma nei film. E sono belle sì, ma a noi comuni mortali non è dato viverne. E agli amici do tutto. O meglio, credo di farlo. Però, se mi deludono tre volte, alla terza chiudo baracca e burattini e vado via senza farmi scrupolo alcuno. E negli uomini riponevo più speranze. Adesso sono disincantata. Se mi cerca dopo il primo appuntamento, è interessato, altrimenti no e, se sono interessata e non mi cerca, mi metto il cuore in pace e volto pagina. Non esistono uomini confusi né tanto meno insicuri. Zero alibi. O mi vuoi o non mi vuoi. O è bianco o è nero. Se, invece, esistono uomini che corrispondono alla descrizione sopra fatta, bè, non sono per me. Capitolo chiuso. Non lotto più se ho il minimo dubbio che non valga il mio tempo. Tendo innaturalmente a limitare i danni. Prima stavo male di più, adesso faccio solo meno rumore. E la me di prima mi manca. E mi manca terribilmente alcune sere. Ho perso la magia e non avrei voluto perderla. Ho perso la spontaneità perché non sono stata in grado di tenerla. Ho perso la voglia di crederci. Adesso sono soltanto una donna che fa e resta con i piedi a terra. E limito persino i battiti di cuore. E le farfalle nello stomaco le sento ancora, ma non ci credo poi tanto. E l’ansia pre-appuntamento è di meno. Ancor di meno è l’ansia pre-primo appuntamento. Se gli piaccio, bene, altrimenti amen. E mi sistemo ancora per bene (vestiti super abbinati), ma lo faccio solo per me. Mi voglio più  bene, eppure voglio bene agli altri… Ma di meno di prima. Ai per sempre ci spero tuttora, ma “tanto a me non succederà”. E l’appetito non me lo fa passare più nessun uomo. “Mica ho sedici anni!”, mi dico. Eppure, sono troppo severa con me stessa. Eppure, prima ero diversa. Eppure, la me di prima era migliore. Aveva gli occhi più belli. E credeva negli occhi degli altri. Adesso credo solo in quello che vedo davanti lo specchio. Non vado più in profondità. Resto attaccata alla superficie.

I’m praying in silence for humanity!

Non mi lascerò andare ai classici discorsi di routine che sento fare in questo particolare momento della storia europea e né tanto meno parlerò con sdegno ed empatia in nome delle vittime e dei loro cari. No, io non lo faccio. Non posso, anzi, non possiamo capire. Ergo, silenzio. Religioso e biblico silenzio. Lo dobbiamo ai familiari di queste figlie, figli, padri, madri che le parole, a differenza nostra, le hanno perse e adesso più che mai si sentono soli e arrabbiati. Arrabbiati nei confronti di individui che ammazzano per il solo gusto di farlo, che lo fanno per fanatismo, scusandosi agli occhi del mondo con “Allah è grande”. E invece si riduce tutto ai soliti meccanismi di potere. Di soldi e potere. Interessi sopraindividuali in cui, se uno vince, gli altri, tutti gli altri, perdono. Ergo, dobbiamo risorgere dalle nostre ceneri. Entrare in guerra? Non credo sia la soluzione migliore. Rispondere al fuoco con il fuoco brucia. E brucia tutto e tutti, equiparando il vincitore al vinto. Inevitabilmente, ci si preoccupa per il centro della cristianità, Roma. È nel mirino anche lei. Inutile che ci prendiamo in giro. Sento persone  giustamente spaventate dire, tra le tante cose, che il Papa dovrebbe annullare la messa pasquale e altre sciocchezze. “Il pericolo è alto. Ci ammazzano tutti”, dicono. Ma io non girerò la faccia dall’altra parte. Il rischio c’è, ma tutto ciò che DOBBIAMO fare è mandare un segnale forte e chiaro: vuoi entrare in casa mia e provare a incutere terrore tra la mia gente? Bene! Accomodati. Sappi, però, che, anche a costo di farmi ammazzare, io a casa mia ci resto. Sì, perché, se come dicono siamo in guerra, tanto vale che ci mettiamo in tasca un po’ di coraggio e iniziamo a dire al mondo che noi ci siamo. E non perché non abbiamo scelta. Ma perché, se solo avessimo imparato un po’ dagli errori della storia, sorgerebbe spontaneo dire che sono italiano e per questo alzo il capo e combatto. Perché, se neanche la nostra identità di popolo difendiamo, cosa ci resta più? E tu, Isis, vuoi venirmi a trucidare in casa mia? Accomodati! Ma sappi che io, a casa mia, se vieni, mi faccio trovare. Investito di coraggio, io mi faccio trovare.

“Dove tu sei, quella, è casa”. E.Dickinson

È solo che, ogni tanto, tra i miei impegni, mi perdo e, per ritrovarmi, mi metto a cercarti. Nei dettagli della gente. In qualche angolo di mondo lontano da me. E, inevitabilmente, ti trovo. Ti vedo frugare tra i cassetti di casa (come al solito, non ricordi di aver già preso i calzini. Li hai poggiati sul letto e non lo ricordi!). E mi capita di arrendermi, spesso, forse sempre. Perché mi rendo conto che, da quando non ci sei tu (a proposito, da quando non ci sei? Ho perso il conto. Fingo noncuranza.)… Sì, da quando non ci sei tu, non c’è impegno e scusa che tenga… Io le chiavi di casa le ho perse. Io, senza di te, non mi ci so sentire a casa. Io, senza di te, casa non la so più trovare.

Quando a confonderti fai fatica…

E poi è successo che, in men che non si dica, mi sono ritrovata tra le tue braccia. E lo giuro, pensavo di odiarti. E no, io non lo so davvero quale assurda legge della fisica stia dentro tutto ciò. So soltanto che crollare tra le tue braccia è il modo più elementare per dirti “mi manchi” che conosca. Mi manchi e le tue braccia le saprei riconoscere anche bendata. Ché, tanto, se una cosa te la senti dentro, a confonderti fai fatica. Ché, tanto, ci sono cose che, anche se non te le scegli, sono loro a scegliere te. Amen.

Ho imparato a volare

Ero fermamente convinta che io e te il destino lo avremmo ingannato e che l’amore può tutto sempre. Balle! L’amore, per chi non vive di colpi di fulmine, in una relazione non basta. E allora che fare? Che fare quando tutto quello che puoi è superfluo? Che fare quando sei a un passo dal dover dire addio? Il vecchio clichè si ripete: la vita ti stravolge le carte in tavola. Ma perché nessuno ce lo ha mai detto che, quando un amore finisce, se lo hai amato con tutti gli organi, fa un male allucinante, mi chiedo? E forse, un giorno, semmai andremo a prenderci un caffè da buoni conoscenti, te lo dirò: credevo io che, dopo di te, il mondo mi avrebbe fatto a pezzi. Sopravvivevo alla vita con il piede fermo sull’acceleratore e di fermarmi a pensare non se ne parlava. Ero sicura che, se solo avessi corso più forte del mondo, il dolore non mi avrebbe raggiunta. Dopo di te, mi sono arresa al mondo, sì, ma soltanto per un po’. Ho ripreso ad andare a correre tutte le e ho riiniziato a scrivere tutte le sere. Ho tagliato i capelli come piacciono a me e li ho tinti anche. Ho ripreso a farmi le unghie ogni due, tre giorni alla settimana e ho preso l’abitudine di passare alle mie gambe la crema tutte le sere. Mi sono concessa tutti i venerdì la serata cinema (a casa mia, s’intende) con le mie amiche e tutti i sabati l’aperitivo in centro era un must. Andavo poi tutti i mercoledì a riprendere mia nipote da scuola e quanto bene mi ha fatto! I migliori pomeriggi li ho trascorsi con lei a fare shopping. Dopo di te, mi sono fatta forza e mi sono voluta bene. Era giusto così: della nostra storia me ne ero fatta una ragione. Ché la vita va avanti, che ci vuoi fare? Oggi la lezione la so e, anche se tornassi da me con le scuse e parole migliori del mondo, ti saluterei, di nuovo, ma non come la prima volta. Ti saluterei augurandoti buona fortuna, senza né rimpianti e né rimorsi. Non servono mica in questa vita! E tu anche la imparerai la lezione: non lo puoi chiedere a una donna di tornare a cadere quando ormai ella ha imparato a volare.

Ci sono amori per i quali è buona la prima…

Oggi sentivo, più di altre volte, il bisogno di scrivere su questa pagina, eppure non facevo che cancellare. Pausa. Riinizio daccapo. Oggi è un banale venerdì di un settembre uggioso ed è uno di quei giorni sconclusionati, senza capo e né coda. Mi manchi e sento un vuoto nello stomaco assurdo e a lavorare faccio fatica. Mi manchi e vorrei urlartelo, ma è tardi. Mi manchi e te lo sussurrerei anche, magari mi senti senza alzare il tono di voce. Mi manchi tu e le tue bugie, anche quella più clamorosa “sono sincero, a te ci tengo davvero”, mi manchi tu e i tuoi baci sul mio corpo… Tu con quel sorriso da sfacciato e quell’aria da avvocato dal diavolo. Mi manco io, anche. Vorrei venire sotto casa tua e urlarti che di me hai preso, forse, la parte migliore, vorrei dirti che, se vuoi, possiamo riiniziare, solo io e te e stavolta sarà più bello. Mi farò meno problemi, lo giuro. Mi dicevi sempre che io di problemi me ne facevo troppi… E mi farò i capelli come piacciono a te. E andremo al cinema una sera sì e l’altra pure e parleremo, se vuoi o staremo zitti, fa lo stesso. Portami ovunque, non farò domande stavolta. E non mi importa se dovrò soffrire più io che tu o se, alla fine di tutto, ci faremo così male che, se ci incontreremo per caso, neanche un saluto ci concederemo. Io ci sono e tu? E intanto, ha smesso di piovere. Ho sempre pensato della pioggia che fosse fatta delle stessa sostanza delle lacrime. Soffre uno, soffrono tutti e il cielo lo sente e piove. A me la pioggia ha sempre fatto sentire meno sola per questo motivo e ha dato sempre. Mi dato il nostro bacio e la certezza che io e te un ultimo ballo non ce l’avremo mai e mai ci saluteremo per bene come fanno alcune coppie. Ci sono amori per i quali è buona la prima (il nostro?)… (il nostro!)